L'avventura dell'umidificatore.
Entro al Leroy Merlin. Devo comprare un umidificatore, altrimenti l'aria in casa è più secca di un dry. Fuori c'è il sole ma fa freddo, è una giornata climaticamente contraddittoria. Dentro il Leroy trovare un commesso è come trovare parcheggio a San Siro prima della partita. Giro fra gli scaffali ricolmi di ogni cosa di ogni genere inerente le cose della casa e per la casa , della casa, di casa, mi casa tu casa manco per niente. Vengo preso da una sensazione di nausea. Mi sento oppresso, tutte quelle milioni di cose, che si continuano a produrre e che non faranno mai in tempo ad essere utilizzate tutte e renderanno il mondo una discarica. Il mondo è già una discarica. I politici e gli economisti non fanno che parlare di produrre, di nuovi posti di lavoro, di incremento della produzione, ma l'unico lavoro che ha un futuro è quello dello spazzino. Ma siccome fa brutto, dire spazzino, dicasi operatore ecologico. Che non è uno con le forbici da potare che pota le piante. Continuo a girare fra gli scaffali. Ci sono altri clienti come me che girano anche loro in tondo. Cercano di orientarsi. Il negozio nel frattempo si riempie di clienti e nessuno trova commessi, a parte i delitti di cui si sono macchiati in passato, e viene da dire, davanti a tutta quella roba negli scaffali sono presi dalla sindrome di Stoccolma. Che non viene perchè il negozio è pieno. Finalmente trovo un commesso. Era nascosto dietro una colonnina con un pc, stava sbirciando nel pc e quando mi avvicino salutandolo cordialmente mi prende per pazzo. Nessuno saluta i commessi dei negozi. La gente è talmente di fretta per non trovarne uno in giro che viene subito al punto, il saluto è un optional. Gli chiedo dove prosso trovare un umidificatore. Mi guarda. Siamo nella sezione condizionatori e umidificatori. No, dico, quelli piccoli che si attaccano al termosifone. Ah, dice, quelli. Mi guarda come un barbone. Quelli li trova all'inizio del terzo scaffale sulla sinistra dopo che ha svoltato a destra e venti metri più in là ancora. Ma da dove li prendono i commessi, dagli ex giocatori della Roma? Ricordo Garzya che disse quella volta intervistato, sono completamente d'accordo a metà col mister. Inutile dire che giro e giro ma non trovo nessun umidificatore. Torno indietro ma il commesso non c'è più. Ho perso la mia occasione. Non conviene cercarne un altro o famo notte, per restare alla Roma e alla romanità. Mi metto di buzzo buono e leggo la cartellonistica. Ma non c'è scritto da nessuna parte umidificatori. C'è scritto articoli per la casa. Ma negli scaffali ci sono pale e picconi. Ah, penso, l'articolo e “la” di “la casa”. In tal caso avrebbero dovuto scrivere “articolo per la casa”. No, non mi convince. Del resto se non giochi un po' con i pensieri i pensieri finiranno per giocare te. Dopo un'ora circa, nel frattempo ero andato in cassa e una cassiera mi aveva mandato in assistenza clienti che a sua volta mi aveva mandato nel reparto articoli per la casa, mi avvicino all'inizio di una campata di scaffali e vedo dei rettangoli fiorati, gli uni accanto agli altri. Ne noto il prezzo: 9,90. Non può essere, non possono costare tanto. Ne prendo uno ma non mi sembra un umidificatore. Mi guardo intorno, nessuno. Ma vah? Apro la confezione e , bingo! E' un umidificatore di plastica con il fronte di un disegno fiorato con dentro il ferretto per agganciarlo al termosifone. Si ma novennovanta? Ma siamo matti. Il valore commerciale di quel robo sarà 50 centesimi o giù di lì. Va bene il covid, la guerra, le accise e li possano accide, va bene il caro vita, il giro vita, la scarsa vita in giro, il giro di vite e , diciamolo, il Girolimoni, detto così , per assonanza, ma qui si esagera. Ma siccomme non ho voglia di compramelo su amazon perchè di solito lavoro e in casa non c'è mai nessuno che possa ritirarlo quando lo trasportassero, soprassiedo e mi dirigo verso le casse. Le casse normali hanno file chilometriche, per cui mi dirigo verso le casse automatiche o fai da te. Che già mi paiono un inno alla masturbazione. Scannerizzo l'umidificatore, striscio la carta. Et voilà, sono libero. Ma non so come uscire perchè c'è un cancelletto chiuso. La cassiera che controlla contemporaneamente dieci casse fai da te, si avvicina e dice, deve passare il codice a barre dello scontrino vicino al lettore. Meno male che lavoro all'Ikea, e che capisco quel linguaggio ma il sciur Colombo della Baggina starebbe ancora lì a cercare di capirne il senso. Passo il codice a barre sotto il lettore e mi sento finalmente letto da qualcuno, per questo giorno. Un giorno in cui sono libero ed ho trascorso ben due ore di libertà cercando di comprarmi un minchia di umidificatore per il termosifone. Benvenuti nel mondo contemporaneo. Benvenuti era anche un pugile e a questi gliele avrebbe suonate di santa ragione. Poi però avrebbe dovuto pagare la Siae.
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