Il senso dell'umorismo
Entrò nel salotto. Si sedette in poltrona. La poltrona era di fronte al divano. Sul divano c'era De Girolamis. De Girolamis era un imprenditore molto ricco e gestiva una buona parte del mondo dell'editoria e non solo. Buona parte gli ricordò Napoleone e , sì, De Girolamis poteva definirsi una specie di Napoleone della comunicazione. De Girolamis era moro, un po' sovrappeso, abbronzato, capelli neri ma non tinti. Qualche atmosfera di troppo per qualche whiskino di troppo consumato nelle giuste atmosfere, quelle che capitavano con la stessa frequenza di quelle che aveva addosso. Lui era un giornalista e doveva intervistare De Girolamis. In casa sua. De Girolamis sorrideva amabilmente e sorseggiava un whiskey. Ne offrì a Lui che declinò: non è il caso, non era il caso, non fu il caso. -Allora, caro amico, di cosa mi vuol parlare? Chiese De Girolamis. Di tutto un po' disse Lui. Lavorava per un suo giornale , ma probabilmente De Girolamis non lo sapeva. Troppo impegnato a parlare con gente del suo livello: gente a nove cifre. Lui dette un'occhiata ai suoi appunti. Non sapeva come iniziare quell'intervista. Qual'è l'origine della sua fortuna, egregio Cavaliere, gli chiese all'improvviso? Cavaliere? Fece De Girolamis. Perchè, non è Cavaliere del lavoro, gli chiese Lui. Non mi risulta. E se lo sono non ho mai ritirato il titolo. Lo disse come qualcuno che avesse rifiutato un Nobel per la letteratura. Come vuole che la chiami? Dottor De Girolamis, andrà più che bene...ma poi al titolo non ci tengo molto, ribadì con modestia e lei? Lui trovò strana la domanda. I titoli li lascio scegliere ai titolisti, fece. De Girolamis rise di gusto. E' un'ottima cosa il senso dell'umorismo. Noi italiani lo stiamo perdendo. Io no. Io ce l'ho il senso dell'umorismo, ribadì De Girolamis. Perchè, lei non è italiano? Gli sfuggì. A Lui. Certo, sono italiano, ma non mi identifico con gli italiani. Gli italiani affondano in un canotto e ridono. Ecco, prendiamo ad esempio la scuola. Vuol parlare della scuola, fece Lui. Parliamone, disse De Girolamis. La scuola italiana perde tempo con questo insegnamento della filosofia. E' una pura perdita di tempo. A che cosa serve la filosofia? A niente. A scuola si dovrebbe insegnare l'inglese e le materie scientifiche. I ragazzi non devono farsi le seghe sulla filosofia. Anche a me piace la filosofia, ma la ritengo una materia con cui discettare a cena, tra un calice di vino e una fettina di roast beef. Poi anche l'italiano, ma andiamo, chi parla in italiano nel mondo? Nessuno. L'italiano è una lingua come l'albanese. A chi viene in mente di parlare albanese? Teniamoci le nostre lingue per parlare fra di noi. Anche i nostri bellissimi dialetti. Parliamoli fra di noi. Ma non insegniamoli ai nostri ragazzi. Non aiutano a produrre niente. Noi non stiamo parlando in italiano? Chiese Lui, timidamente? Sì, sì, certo, ma per convenzione. A Ginevra nessuno parla in italiano, aggiunse De Girolamis. Per via della convenzione? Chiese Lui. Che convenzione, chiese De Girolamis. Di Ginevra disse Lui. Serissimo. Mah, se è una battuta non l'ho capita, sa? Disse De Girolamis. Bene, disse Lui. Cambiamo argomento. Come vede l'Italia in questo momento? Chiese Lui. L'impresa italiana in questo momento? Ahahahah, rise il Dottor De Girolamis. L'impresa italiana ha delle buone idee e buoni prodotti. Ma non è competitiva. I dipendenti guadagnano troppo. Sono troppo sindacalizzati. Guardiamo la Cina, per esempio. Non hanno sindacati e i lavoratori guadagnano meno della metà dei nostri. Per questo la Cina esporta nel mondo. E non mi risulta che in Cina si muoia di fame, chiosò De Girolamis. I cinesi hanno un gran senso dell'umorismo, disse Lui. Ah, sì, fece De Girolamis. A questo punto le chiedo perchè? Hanno riso, disse Lui. Chi ha riso? Chiese De Girolamis. I cinesi hanno dalla loro il riso. Noi facciamo il grano, disse Lui. Bravo, disse De Girolamis, vedo che si intende del settore agroalimentare. E' una battuta? Fece Lui. Perchè, disse De Girolamis, non si riferiva all'agroalimentare? No, al grano inteso come denaro, disse Lui. De Girolamis sorseggiò il suo whiskey. Continuava a sorridere. Noi italiani abbiamo talento ma non sappiamo venderlo, continuò imperterrito De Girolamis. Noi non abbiamo una italian way of life, come invece hanno gli americani, chiosò ancora De Girolamis. Credo sia normale, disse Lui. Cosa? Chiese De Girolamis. Gli americani avranno una american way of life, disse Lui. Già, disse De Girolamis. Vero, aggiunse dopo un po'. Il wiskey era finito.
L'intervista fu pubblicata il giorno dopo. De Girolamis la lesse. Telefonò in redazione. Il giornale era suo. Chiese informazioni sul giornalista che aveva pubblicato quell'intervista. Gli dissero il nome. Non gli faceva venire in mente nessuno. Niente. Comunque licenziatelo, disse parlando con il direttore. Il direttore disse che lo avrebbe fatto. Chiuse il telefono. Si versò dell'altro whiskey. Si mise a ridere. Era proprio vero. Gli italiani non avevano senso dell'umorismo. Soprattutto perchè il senso dell'umorismo lo decideva lui.
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