lunedì 23 gennaio 2023

Il senso dell'umorismo

 


Il senso dell'umorismo


Entrò nel salotto. Si sedette in poltrona. La poltrona era di fronte al divano. Sul divano c'era De Girolamis. De Girolamis era un imprenditore molto ricco e gestiva una buona parte del mondo dell'editoria e non solo. Buona parte gli ricordò Napoleone e , sì, De Girolamis poteva definirsi una specie di Napoleone della comunicazione. De Girolamis era moro, un po' sovrappeso, abbronzato, capelli neri ma non tinti. Qualche atmosfera di troppo per qualche whiskino di troppo consumato nelle giuste atmosfere, quelle che capitavano con la stessa frequenza di quelle che aveva addosso. Lui era un giornalista e doveva intervistare De Girolamis. In casa sua. De Girolamis sorrideva amabilmente e sorseggiava un whiskey. Ne offrì a Lui che declinò: non è il caso, non era il caso, non fu il caso. -Allora, caro amico, di cosa mi vuol parlare? Chiese De Girolamis. Di tutto un po' disse Lui. Lavorava per un suo giornale , ma probabilmente De Girolamis non lo sapeva. Troppo impegnato a parlare con gente del suo livello: gente a nove cifre. Lui dette un'occhiata ai suoi appunti. Non sapeva come iniziare quell'intervista. Qual'è l'origine della sua fortuna, egregio Cavaliere, gli chiese all'improvviso? Cavaliere? Fece De Girolamis. Perchè, non è Cavaliere del lavoro, gli chiese Lui. Non mi risulta. E se lo sono non ho mai ritirato il titolo. Lo disse come qualcuno che avesse rifiutato un Nobel per la letteratura. Come vuole che la chiami? Dottor De Girolamis, andrà più che bene...ma poi al titolo non ci tengo molto, ribadì con modestia e lei? Lui trovò strana la domanda. I titoli li lascio scegliere ai titolisti, fece. De Girolamis rise di gusto. E' un'ottima cosa il senso dell'umorismo. Noi italiani lo stiamo perdendo. Io no. Io ce l'ho il senso dell'umorismo, ribadì De Girolamis. Perchè, lei non è italiano? Gli sfuggì. A Lui. Certo, sono italiano, ma non mi identifico con gli italiani. Gli italiani affondano in un canotto e ridono. Ecco, prendiamo ad esempio la scuola. Vuol parlare della scuola, fece Lui. Parliamone, disse De Girolamis. La scuola italiana perde tempo con questo insegnamento della filosofia. E' una pura perdita di tempo. A che cosa serve la filosofia? A niente. A scuola si dovrebbe insegnare l'inglese e le materie scientifiche. I ragazzi non devono farsi le seghe sulla filosofia. Anche a me piace la filosofia, ma la ritengo una materia con cui discettare a cena, tra un calice di vino e una fettina di roast beef. Poi anche l'italiano, ma andiamo, chi parla in italiano nel mondo? Nessuno. L'italiano è una lingua come l'albanese. A chi viene in mente di parlare albanese? Teniamoci le nostre lingue per parlare fra di noi. Anche i nostri bellissimi dialetti. Parliamoli fra di noi. Ma non insegniamoli ai nostri ragazzi. Non aiutano a produrre niente. Noi non stiamo parlando in italiano? Chiese Lui, timidamente? Sì, sì, certo, ma per convenzione. A Ginevra nessuno parla in italiano, aggiunse De Girolamis. Per via della convenzione? Chiese Lui. Che convenzione, chiese De Girolamis. Di Ginevra disse Lui. Serissimo. Mah, se è una battuta non l'ho capita, sa? Disse De Girolamis. Bene, disse Lui. Cambiamo argomento. Come vede l'Italia in questo momento? Chiese Lui. L'impresa italiana in questo momento? Ahahahah, rise il Dottor De Girolamis. L'impresa italiana ha delle buone idee e buoni prodotti. Ma non è competitiva. I dipendenti guadagnano troppo. Sono troppo sindacalizzati. Guardiamo la Cina, per esempio. Non hanno sindacati e i lavoratori guadagnano meno della metà dei nostri. Per questo la Cina esporta nel mondo. E non mi risulta che in Cina si muoia di fame, chiosò De Girolamis. I cinesi hanno un gran senso dell'umorismo, disse Lui. Ah, sì, fece De Girolamis. A questo punto le chiedo perchè? Hanno riso, disse Lui. Chi ha riso? Chiese De Girolamis. I cinesi hanno dalla loro il riso. Noi facciamo il grano, disse Lui. Bravo, disse De Girolamis, vedo che si intende del settore agroalimentare. E' una battuta? Fece Lui. Perchè, disse De Girolamis, non si riferiva all'agroalimentare? No, al grano inteso come denaro, disse Lui. De Girolamis sorseggiò il suo whiskey. Continuava a sorridere. Noi italiani abbiamo talento ma non sappiamo venderlo, continuò imperterrito De Girolamis. Noi non abbiamo una italian way of life, come invece hanno gli americani, chiosò ancora De Girolamis. Credo sia normale, disse Lui. Cosa? Chiese De Girolamis. Gli americani avranno una american way of life, disse Lui. Già, disse De Girolamis. Vero, aggiunse dopo un po'. Il wiskey era finito.

L'intervista fu pubblicata il giorno dopo. De Girolamis la lesse. Telefonò in redazione. Il giornale era suo. Chiese informazioni sul giornalista che aveva pubblicato quell'intervista. Gli dissero il nome. Non gli faceva venire in mente nessuno. Niente. Comunque licenziatelo, disse parlando con il direttore. Il direttore disse che lo avrebbe fatto. Chiuse il telefono. Si versò dell'altro whiskey. Si mise a ridere. Era proprio vero. Gli italiani non avevano senso dell'umorismo. Soprattutto perchè il senso dell'umorismo lo decideva lui.











domenica 15 gennaio 2023

L'avventura dell'umidificatore

 



L'avventura dell'umidificatore.

Entro al Leroy Merlin. Devo comprare un umidificatore, altrimenti l'aria in casa è più secca di un dry. Fuori c'è il sole ma fa freddo, è una giornata climaticamente contraddittoria. Dentro il Leroy trovare un commesso è come trovare parcheggio a San Siro prima della partita. Giro fra gli scaffali ricolmi di ogni cosa di ogni genere inerente le cose della casa e per la casa , della casa, di casa, mi casa tu casa manco per niente. Vengo preso da una sensazione di nausea. Mi sento oppresso, tutte quelle milioni di cose, che si continuano a produrre e che non faranno mai in tempo ad essere utilizzate tutte e renderanno il mondo una discarica. Il mondo è già una discarica. I politici e gli economisti non fanno che parlare di produrre, di nuovi posti di lavoro, di incremento della produzione, ma l'unico lavoro che ha un futuro è quello dello spazzino. Ma siccome fa brutto, dire spazzino, dicasi operatore ecologico. Che non è uno con le forbici da potare che pota le piante. Continuo a girare fra gli scaffali. Ci sono altri clienti come me che girano anche loro in tondo. Cercano di orientarsi. Il negozio nel frattempo si riempie di clienti e nessuno trova commessi, a parte i delitti di cui si sono macchiati in passato, e viene da dire, davanti a tutta quella roba negli scaffali sono presi dalla sindrome di Stoccolma. Che non viene perchè il negozio è pieno. Finalmente trovo un commesso. Era nascosto dietro una colonnina con un pc, stava sbirciando nel pc e quando mi avvicino salutandolo cordialmente mi prende per pazzo. Nessuno saluta i commessi dei negozi. La gente è talmente di fretta per non trovarne uno in giro che viene subito al punto, il saluto è un optional. Gli chiedo dove prosso trovare un umidificatore. Mi guarda. Siamo nella sezione condizionatori e umidificatori. No, dico, quelli piccoli che si attaccano al termosifone. Ah, dice, quelli. Mi guarda come un barbone. Quelli li trova all'inizio del terzo scaffale sulla sinistra dopo che ha svoltato a destra e venti metri più in là ancora. Ma da dove li prendono i commessi, dagli ex giocatori della Roma? Ricordo Garzya che disse quella volta intervistato, sono completamente d'accordo a metà col mister. Inutile dire che giro e giro ma non trovo nessun umidificatore. Torno indietro ma il commesso non c'è più. Ho perso la mia occasione. Non conviene cercarne un altro o famo notte, per restare alla Roma e alla romanità. Mi metto di buzzo buono e leggo la cartellonistica. Ma non c'è scritto da nessuna parte umidificatori. C'è scritto articoli per la casa. Ma negli scaffali ci sono pale e picconi. Ah, penso, l'articolo e “la” di “la casa”. In tal caso avrebbero dovuto scrivere “articolo per la casa”. No, non mi convince. Del resto se non giochi un po' con i pensieri i pensieri finiranno per giocare te. Dopo un'ora circa, nel frattempo ero andato in cassa e una cassiera mi aveva mandato in assistenza clienti che a sua volta mi aveva mandato nel reparto articoli per la casa, mi avvicino all'inizio di una campata di scaffali e vedo dei rettangoli fiorati, gli uni accanto agli altri. Ne noto il prezzo: 9,90. Non può essere, non possono costare tanto. Ne prendo uno ma non mi sembra un umidificatore. Mi guardo intorno, nessuno. Ma vah? Apro la confezione e , bingo! E' un umidificatore di plastica con il fronte di un disegno fiorato con dentro il ferretto per agganciarlo al termosifone. Si ma novennovanta? Ma siamo matti. Il valore commerciale di quel robo sarà 50 centesimi o giù di lì. Va bene il covid, la guerra, le accise e li possano accide, va bene il caro vita, il giro vita, la scarsa vita in giro, il giro di vite e , diciamolo, il Girolimoni, detto così , per assonanza, ma qui si esagera. Ma siccomme non ho voglia di compramelo su amazon perchè di solito lavoro e in casa non c'è mai nessuno che possa ritirarlo quando lo trasportassero, soprassiedo e mi dirigo verso le casse. Le casse normali hanno file chilometriche, per cui mi dirigo verso le casse automatiche o fai da te. Che già mi paiono un inno alla masturbazione. Scannerizzo l'umidificatore, striscio la carta. Et voilà, sono libero. Ma non so come uscire perchè c'è un cancelletto chiuso. La cassiera che controlla contemporaneamente dieci casse fai da te, si avvicina e dice, deve passare il codice a barre dello scontrino vicino al lettore. Meno male che lavoro all'Ikea, e che capisco quel linguaggio ma il sciur Colombo della Baggina starebbe ancora lì a cercare di capirne il senso. Passo il codice a barre sotto il lettore e mi sento finalmente letto da qualcuno, per questo giorno. Un giorno in cui sono libero ed ho trascorso ben due ore di libertà cercando di comprarmi un minchia di umidificatore per il termosifone. Benvenuti nel mondo contemporaneo. Benvenuti era anche un pugile e a questi gliele avrebbe suonate di santa ragione. Poi però avrebbe dovuto pagare la Siae.

giovedì 5 gennaio 2023

Concreta, dinamica, tenace...


Si avvicinano le elezioni in Lombardia, ora vorrei dire che pur avendo delle idee politiche non c'è nessun partito e nessuno schieramento che mi rappresenti. Ma questo vale anche per l'Italia, intesa come paese. Non so in Francia o Spagna cosa voterei, ma da queste parti non so proprio cosa votare. Anche perchè ad una sia pur superficiale analisi delle cose della politica non è oramai più possibile la nascita di un partito o di un movimento indipendente e libero, nel nostro paese, dal momento che i partiti e i movimenti necessitano di argent e che l'argent, da che mondo e mondo lo sborsano quelli che poi ne chiedono un immediato ritorno. La chiamano democrazia, pure Mattarella elogia la nostra democrazia italiana ricordandoci nel discorso di fine anno l'originalissima e da alcuno sottolineata novità che per la prima volta nel nostro paese abbiamo un presidente del consiglio donna. Che la sinistra italica si sia fatta sfuggire l'occasione non mi meraviglia affatto, impegnata com'è stata in questi anni a smantellare i diritti dei lavoratori e a partecipare a talk show televisivi conclusi con un gelido e ritemprante spritz, di solito. Ora in Lombardia la sinistra presenta come candidato alla Regione tale Majorino, accreditato dalla vulgata internettiana di essere un esponente della sinistra della sinistra, sempre attento, si capisce, a non scadere nel centrosocialismo ( sta per centri sociali), non sia mai che qualcosa di sinistra riesca a fare davvero e in concreto, e non solo d'etichetta. La destra presenta il chiacchierato ( da bar) Fontana, della Lega, implicato in scandali e conflitti di interesse che oramai agli italiani di Lombardia hanno stufato, impegnati come sono negli spritz sui navigli, senza talk show, ma talk talk, chi è? Tua madre in carriola! E, stavo andando al lavoro, in macchina, sfilando sul naviglio per prendere un pezzo di tangenziale e giungere sul lavoro, che ecco che sulla sinistra, campeggiante sullo sfondo della campagna di Corsico, appare un cartellone pubblicitario elettorale con la testona ben pettinata e la faccia sorridente della inossidabile Moratti, terzo incomodo nella competizione in essere. Ora, i più ingenui analisti politici stanno pensando, ecco, la signora Moratti, di cui nessuno ricorda il fine rigore morale nello spiegare che andavano prese le impronte digitali ai bambini rom, è una variabile impazzita che toglierà voti alla destra regalando una chance politica allo sconfitto annunciato, vale a dire a Majorino . Niente di più sbagliato secondo me, visto che invece il Pd ha candidato Majorino  per bruciarlo con la sicura sconfitta al solo non dichiarato ( ma per me palese) fine di dire alla fine, avete visto, essere troppo di sinistra non paga! Capodicazzo, neanche stessero parlando di Che Guevara! Il tabellone pubblicitario immenso sullo sfondo della campagna, recava accanto alla bella foto della nostra novella Giovanna D'Arco lombarda, tre paroline tre, come si usa nelle campagna elettorali o negli slogan politici di ognidove e in ogni tempo: Concreta, dinamica, tenace...come la Lombardia! Ricordate, Credere, Obbedire, Combattere? Beh, i tempi sono cambiati. Concreta, dinamica , tenace. Concreta perchè ha detto a tutti che vuole vincere le elezioni, altro che terza incomoda, dinamica perchè la Lombardia, si sa, è piena di palestre di aerobica, lo sa tutto il mondo e tenace...beh, tenace perchè una che tutta la vita ha fatto politica perchè dovrebbe finire la propria esistenza al circolo del tè pomeridiano della Milano bene? Non sia mai. Mentre andavo al lavoro pensavo, dopo quasi trent'anni che contribuisco alla crescita del pil della regione dove risiedo e lavoro, potrei candidarmi alla presidenza della regione lombardia con lo slogan ISA: Inaffidabile, Statico, Arrendevole, che più o meno sarebbero i contrari degli aggettivi che si attribuisce modestamente la signora in questione. Ho anche pensato che chi ha messo il tabellone pubblicitario sullo sfondo della campagna volesse instillare nella mente degli elettori un immagine da rebus che indicasse che si trattava... che la campagna di Corsico, in quel momento era una campagna elettorale. I creatives lombardi le fanno certe cose, non crediate, sono dei geni...tra un spritz e l'altro. Infine, imboccavo l'inizio del parcheggio del lavoro e consideravo, ma possibile che i lombardi vadano dritti a rivotare per la premiata coppia Fontana-Gallera, che durante il covid ci hanno fatto divertire più di Totò e Peppino? No, scusate, siamo in Lombardia, e manteniamo quindi un carattere federalista, I Legnanesi, ecco, suona meglio. Beh, magari i Lombardi si riconosceranno nel genio comico di un presidente della regione che con i covid in casa, DA SOLO, indossa la mascherina. Non sia mai possa autocontaminarsi ancora da se'...

Maxirotolo di carta igienica

  Maxiconfezione di carta igienica. Ci sono delle emergenze, nella vita, certo ognuno ha le sue. A me è successo di rendermi conto che og...