giovedì 12 ottobre 2023

Patatine al formaggio

 


Patatine al formaggio


Dunque, dopo il mio racconto sul Lidl , sono tornato a fare la spesa lì da loro. Avevo criticato e ironizzato sull'uso delle cuffie microfonate per parlare con gli altri addetti vendita e scaffalisti e mi ero lamentato dei prezzi. Nel racconto. All'ingresso c'era un signore con un cane che chiedeva il carrello in elemosina. Mi ha chiesto, prima che entrassi, dopo mi lasci il carrello? Pieno? Ho chiesto. No, per il gettone. Caro mio io uso i gettoni dell'autolavaggio, non metto gli euro. Me ne avanzano ogni volta. Mi ha guardato con odio. Ma gli ho detto la verità. Non ho mai monete con me, pago tutto con il bancomat. Ha tirato fuori una crocchetta per il cane e gliel'ha lanciata. Ho idea che volesse dirmi qualcosa, un messaggio subliminale. Il cane ha mangiato la crocchetta e mi ha osservato. Ci siamo osservati. Stallo messicano. Sono entrato con il carrello. Le corsie erano semivuote, nessuno a parte me, indossava la mascherina. Uno mi ha chiesto, perchè la mascherina. Ho risposto, hanno ricoverato Belen per il covid. Veramente? Ha detto. Ho fatto un cenno con la testa di assenso. La notizia è vera, ma almeno si preoccuperanno un po', adesso. Se non altro aumenteranno le connessioni in rete dai telefonini della zona del supermercato e manderanno qualche inviato di canale 5 a capire perchè. Compro alcune cose, melanzane, mozzarelle, parmigiano, salsa di pomodoro e basilico. Una signora ha dato un'occhiata al mio carrello. E le uova ha detto? Come scusi? Chiedo. Le uova? Fa. Per la parmigiana. E la farina? Ha aggiunto prima che rispondessi. E il colesterolo? Ho risposto. E i trigliceridi? Ho aggiunto. Subito dopo ha dato un occhiata al suo telefonino. Sicuramente avrà guardato su Google se le uova fanno venire alte tutte queste cose da me nominate. In realtà il mio era solo un modo raffinato per dirle di farsi un tir di cazzi propri. Ho proseguito a fare la spesa. Ho preso detersivo, ammorbidente, l'acqua minerale frizzante ( è uno dei lussi che mi concedo, già la vita è piatta pure l'acqua anche no), e i mitici rasoi trilama. Qui sono magici. Una passata e da Mosè mi trasformo in Dybala. Poi la schiuma da barba. Costa pochissimo ed è molto schiumosa, mi piace mettermela e guardarmi allo specchio sembrando babbo Natale. Ma probabilmente sembro solo un babbo di minchia. Poi ho preso i boeri, un'intera confezione. La glicemia per oggi lasciamola perdere. Un aumento dei valori alla volta. Vado verso la cassa per pagare, con il carrello. Poca gente in coda. Dopo gli ultimi aumenti da cui si evince che pure i supermercati si montano la testa, dopo che hanno successo, ho intravisto parecchie targhette rosse di prezzi bassi sugli scaffali recanti la scritta “ trimestre antinflazione”. E i carrelli tricolore che tanto decanta Salvini? Neanche l'ombra. Di colpo mi sono sentito un infleuencer. Dovevano aver letto il mio pezzo, lettissimo sui social e su internet. Quando arriva il mio turno chiedo alla cassiera, scusi, come mai non ha la cuffia? Mi ha guardato un po' scocciata per la domanda. I clienti si lamentavano, ce le hanno tolte, ha detto. La laurea di influencer è così sfumata. Poi per scherzare ho detto, non ho il carrello tricolore. Mi ha guardato come uno che fosse appena sceso da un disco volante. Come scusi? Non è al corrente dell'iniziativa? Quale iniziativa, dice. Niente, lasciamo stare. Una cliente dietro ha riso è ha detto, la solita pagliacciata. Però ho preso i colori della Palestina: rosso, la salsa, nero le melanzane, bianco le mozzarelle, verde il basilico. A quel punto tutto il supermercato mi ha odiato ed ha cominciato a guardarmi con sospetto, Se avessi avuto uno zaino si sarebbero messi a correre per timore che potessi averci una bomba dentro. Pieni come sono di propaganda televisiva seduti la sera sul divano o a tavola a pranzo. Dati gli ultimi fatti relativi alle ripresa della guerra da quelle parti( lo preciso perchè in questo momento gli italiani si dividono in due categorie: quelli che non sanno dei carrelli tricolore e quelli che non sanno cosa succede in medio oriente). Ad un tratto ho pensato alla corsia delle patatine al formaggio. Lo scaffale era semivuoto. Cavolo, ecco dove erano finite! Nelle teste della gente. E dire che viste così insieme hanno anche la forma della materia cerebrale. Sono uscito e ho dato una confezione di latte e un pacco di uova all'uomo fuori che chiedeva l'elemosina. Mi ha ringraziato. Ma non con entusiasmo. E, credetemi, lo capisco. Del resto l'uguaglianza non dovrebbe consistere nella libertà di scelta di cosa comprarsi ognuno di noi per sé? Sono arrossito. Ho osservato la gente intorno che caricava la macchina di pacchi e pacchetti della spesa. Le macchine sembravano i loro cervelli. I nostri.































lunedì 9 ottobre 2023

I pazzi iniziano dove finisce la loro comprensione...


 

In coda al supermercato, un sabato pomeriggio.

Me ne stavo lì in coda al supermercato e vedevo i carrelli davanti e dietro e intorno. Ovunque carrelli. Ma cosa c'era nei carrelli? E c'era un uomo corpulento...scusate, volevo dire grasso, la mania del politicamente corretto ci ucciderà più dei trigliceridi. Ma poi voi se foste una puttana vorreste essere chiamati/te operatrice sessuale? Nel suo carrello c'erano wurstel, una montagna di wurstel. Stava parlando ad una signora lì accanto e diceva che lui adorava i wurstel. Poi stava dicendo anche che strozzerebbe il suo capo al lavoro. Deduco che scarica sui wurstel. La soluzione di trasformare il suo capo in carne da wurstel non la prendeva in considerazione. Spesso il cibo è il simbolo dell'autoflagellazione masochistica quando non riesci a essere violento con gli altri, che non è nella tua natura. Dimmi come mangi e stenderò io tuo profilo psicologico. La signora che parlava con il tipo sovrappeso era magra come un'acciuga di quelle che mettono sulle pizze il sabato sera quando danno fondo alle scatole di acciughe che hanno lì da quando c'era la lira...epperò te le vendono in euro. Lei odiava il suo capo. Cavolo, ero nel supermercato dei paria vessati da capi. Era celiaca. Nel supermarket dov'ero c'era uno scaffale intero per celiaci. E ovviamente, in coda, non si ha niente da fare, esauriti i like sui social ( lasciamoli stare per un po', magari più tardi ci sembreranno tanti, anziché vederli volta per volta che sembrano sempre pochi-tranquilli, nessuno vi vuole bene lo stesso e pochi leggono veramente quello che avete scritto, già se mettete una foto è un like sincero che significa: grazie per non aver scritto niente e avermi mandato il cervello in pappa...che in molti non si capisce la differenza fra il prima e il dopo...il cervello in pappa), che si fa? Si chiacchiera amabilmente. Mi sono fatto una cultura sui celiaci. Non è una cosa da poco essere allergici al glutine. Praticamente devi cambiare passaporto...figuriamoci, un italiano allergico alla pasta! Ma se la chiediamo anche all'estero. Persino in Cina, la chiediamo ( trova l'assurdità di quest'affermazione e vincerai la mia stima...bè, è chiaro, non voglio mandarvi il cervello in pappa, i Cinesi hanno inventato la pasta!). Questa fa il paio con quel mio amico pugliese che per fare l'arguto disse:”a me quando parlo in dialetto mi capiscono persino in Spagna”. E certo, se sei pugliese e hai avuto i Borboni. C'è pure il caffè, Borbone, al mio supermercato. Insomma la signora la capivo e la misericordiavo, senza pietismi, quelli li lascio a Salvini mentre fa la spesa tricolore all'Esselunga. M'è scappata la satira, scusate, del resto Salvini, satiricamente , è una tautologia vivente. Guardavo la spesa sul nastro della cassa di una signora davanti a me: birra, olio per frittura, maionese, wurstel, hamburgers, patatine, fonzies( scusate, questa la debbo dire a latere...sapete quegli uomini che camminano sulle spiagge tutto muscoli e spalle larghe e faccia squadrata e sguardo all'orizzonte del vasto latifondo del globo terracqueo? Nelle mutande gli s'intravede un minuscolo fonzie e lui non saprà mai di essere una satira di costume, da bagno, appunto, vivente!), che a un certo punto ho detto, signò..e già mi ha guardato con sospetto, come, questo a Milano, mi chiama signò e non sciura? Uhmmm, sentono puzza di terrone. Signò, dico, a casa sua i trigliceridi si sono arresi per omeopatia?Non conosco questa malattia, mi risponde. E certo, che pretendo pure di essere capito?Cazzooo, ho dimenticato il dado, e come faccio senza dado? Già, penso io come farà senza dado. Se vuole dare un po' di sapore a questi cibi industriali, il dado, ci vuole, i dado è tratto. Ah, le urlo da dietro, “alea acta est? Tangenziale ovest, prego, è stata la risposta! I pazzi iniziano dove finisce la loro comprensione!



domenica 1 ottobre 2023

Tagliando

 


Tagliando.


Avevo prenotato il tagliando alla macchina dal sito Cerca Officina. C'era anche da fare la revisione, il prezzo era onesto, ne avrei approfittato. Era un venerdì e il posto era a Trezzano: officina Lamarck. Un nome curioso che ricorda l'evoluzionista delle giraffe. Metto il navigatore e mi dirigo verso Trezzano. Ah, ovviamente ero in macchina, ma considerato che erano le 8 di mattina poteva anche darsi che avrei potuto attivare il navigatore e dirigermi a piedi. Il sonno mattutino è l'aterosclerosi dei cosiddetti sani di mente. Il navigatore indica di fermarsi in un dato punto ma lì c'è un palazzo impalcaturato dal 110% che sembra il transformer Optmus Prime. Scorgo due giovani con tute da meccanici e abbasso il finestrino. Chiedo dove sia l'officina Lamarck. I due stanno fumando: 8 di mattina. E' dalla parte opposta , dice uno dei dei due, interrompendo per un momento la sequenza di boccate alla sigaretta. Lo ringrazio e faccio inversione,. Dal retrovisore vedo che i due ragazzi entrano in un'auto parcheggiata lì nei pressi, continuando a fumare. E' meraviglioso, penso, come le giovani generazioni faranno conoscenza con le atmosfere anni '70 dei cortei studenteschi pieni di lacrimogeni in questa forma in scala ridotta: molti meno lacrimogeni, piazze e celerini, al chiuso della macchina, prima del lavoro... Mentre mi dirigo verso l'officina, sulla sinistra ci sono in sequenza moltissimi capannoni istoriati di graffiti giganteschi e dalla parte opposta, di fronte, campi di mais. E un campo di altre piantagioni che mi suggerisce la peggior battuta possibile e ingiustificabile nonostante l'orario mattutino: mai dire mais. I graffiti sono enormi e colorati e mostrano facce gigantesche di tizi scelti a caso per strada,nessun leader politico, solo volti anonimi...che è poi quello che sembrano i politici contemporanei. Dopo i capannoni dei graffiti, sempre sulla sinistra, scorgo, sempre uno a fianco all'altro, capannoni di officine meccaniche, ma nessuna reca la scritta Lamarck. Sono tentato di fermarmi vicino ad uno di questi che ha davanti una gru, che per estensione viene anche chiamata giraffa. Ma desisto. Non mi resta che infilarmi a caso in una di queste officine. Cosa che faccio subito. Appena entrato in una di queste, spengo la macchina. Mi si avvicina un tizio attempato che mi chiede:” che vuoi?”. Sono qui per il tagliando e la revisione, dico. I ragazzi arrivano alle 8 e mezza, dice e fa per voltarsi. Posso lasciare qui la macchina o devo uscire? Lascia, dice lui degnandomi appena. Poi colto da un dubbio chiedo, scusi, signore, ma per caso è questa l'officina Lamarck? Lui si volta stizzito e dice: “ all'ingresso c'è scritto Lamarck? A dire il vero no, dico. Lui mi osserva per un lungo istante. Capelli brizzolati, la mezz'età passata da un pezzo, faccia rugosa, tuta da meccanico sponsorizzata dalla Magneti Marelli. Ecco, appunto fa, con il suo inconfondibile accento est europa che sembra quello di un doppiatore di film con mafiosi russi. -Be', direi che come accoglienza clienti lei potrebbe lavorare solo ad Alcatraz! Dico-E' chiusa, ci lavoravo lì negli anni '90, dice lui.-Mi riferivo al carcere, non alla discoteca...

Dieci minuti dopo entravo in un'officina poco più avanti. All'ingresso c'erano due operai in tuta da lavoro che si stavano picchiando. Scendo dalla macchina mi avvicino e chiedo. Scusate se interrompo le vostre divergenze, è questa l'officina Lamarck? Sì, risponde uno dei due. Poi si appresta a sferrare un calcio all'altro. Torno indietro e mi addentro nell'officina. Incontro parecchi operai meccanici in tuta. Fumano tutti. Scusate, devo fare un tagliando, con chi posso parlare? Chiedo ogni volta. Mi fanno segno di andare più avanti. Dopo un centinaio di metri, giro un angolo e scorgo un desk che in quanto ad ordine sembra la scrivania di Balzac. Dietro al desk, di schiena, c'è una donna molto bassa, minuta. Sta tentando di spruzzare qualcosa sulla scrivania in mezzo alle carte. Mah, penso, forse è una scultrice di carta pesta. Lei avverte la mia presenza, si volta e mi chiede:” cosa vuole?”. Due denti, sta fumando, e in mezzo ai due denti fuoriesce una nuvoletta di fumo. Cercavo l'officina Lamarck, ma mi rendo conto di essere finito in un romanzo di Lovercraft, penso. Buongiorno, dovrei fare il tagliando...e la revisione. “Ah, be'”, dice lei, “lasci la chiave della macchina , quando abbiamo fatto la chiamo”. Scusi, accenno, ce l'avreste un'auto di cortesia? “Le abbiamo finite”, dice lei. “Le auto?”, chiedo ancora?. Lei mi guarda e lascia uscire un'altra nuvoletta di fumo fra i due superstiti ortodonzistici.



domenica 24 settembre 2023

Donne d'Albania, di Isabella Lorusso

 


Donne d'Albania, di Isabella Lorusso, ed. Sensibili alle Foglie.


Ho letto questo bellissimo, drammatico e interessantissimo testo di Isabella Lorusso e ne traccio qui una breve e accorata recensione. Si tratta di un libro di interviste che Isabella Lorusso ha realizzato in un certo lasso di tempo ad alcune donne vissute durante il terribile periodo della dittatura pseudocomunista in Albania posta in essere dal dittatore staliniano Enver Hoxha. Un lavoro antropologico, sociologico, ma anche politico. Il punto di vista femminile, giammai femminista, raccolto in interviste a volte dal vivo, in altri casi su Skype, con l'ausilio di un traduttore e molto spesso senza questo aiuto, dato che moltissimi albanesi parlano molte lingue, oltre alla loro, e l'italiano è fra queste. Le interviste sono dei veri e propri racconti di vita di poetesse, scrittrici, ma anche avvocatesse, giudici, persone comuni, che hanno vissuto in Albania durante l'era del dittatore Hoxha e cioè dal 1944 fino all''85, anno in cui egli morì. Le voci di queste donne molte delle quali perseguitate da un regime dispotico che ad un certo punto si chiuse persino nei confronti degli altri paesi comunisti, sempre per volere di Hoxha, raccontano di un paese asfissiante, nel quale la metà della popolazione era costituita da spie di regime (la famigerata Segurimi) ricattate con metodi inumani ( si racconta persino di parenti che denunciavano altri parenti, pur di sopravvivere), pieno di orribili campi di lavoro, di oppositori al regime, spesso provenienti dallo stesso Partito del Lavoro d'Albania, molto spesso, rei solo di aver messo in discussione le politiche del dittatore, o rei soltanto della propria intelligenza e autonomia di pensiero, uccisi, torturati o messi in condizioni di non nuocere con continui spostamenti sul territorio e privati di ranghi precedenti e dignità ad un semplice battito di ciglia di Enver Hoxha, che non poteva tollerare critiche di alcun tipo al proprio operato, specialmente se portate da persone intelligenti e colte. E sullo sfondo della dittatura, che per ideologia, portò comunque molte donne ad elevarsi socialmente consentendo loro di rivestire prestigiosi incarichi pubblici che in quell'epoca in occidente ci si sarebbe sognati, il maschilismo, il patriarcato, il retaggio tribale costituito da leggi del taglione e primitivismi vari, che aggiungevano persecuzione sessuale a persecuzione ideologica. Un lavoro interessantissimo, completo, in cui le voci narranti, appena interrotte dalle domande di Isabella Lorusso, raccontano anche del razzismo subito una volta che queste donne sono riuscite a fuggire dal quel regime dispotico, in Italia ( con qualche eccezione, s'intende) o altrove, spesso vendute come schiave sessuali, via via lungo la storia di questo paese, con il racconto di carrette del mare rugginose colme di montagne di corpi dirette a Brindisi, in fuga dal paese Albania... e il cambiamento, alla dipartita del dittatore, con una spietata guerra civile dove si ammazzava senza nessun motivo o ritegno, e l'avvento della crisi finanziaria che ha mandato in bancarotta un paese che usciva da una dittatura secolare e assolutamente impreparato alle astuzie malefiche di un improvviso capitalismo senza regole, attraverso il famoso sistema delle Piramidi Finanziarie che ha ulteriormente impoverito questo bellissimo paese montano di mare. Sino alla consapevolezza amara, che dopo la caduta del regime, molti dei vecchi dirigenti sono rimasti in sella, al potere, riciclati ( destino di tutte le dittature che cadono nominalmente) e si preparano a vendere la propria terra ai migliori offerenti, in cambio di soldi e potere e niente per il popolo. E a restare in sella per sempre, fedeli alle vecchie tradizioni patriarcali all'interno delle quali le donne non devono contare niente...che persino sotto Enver Hoxha, ripeto, per spinta ideologica, addirittura, non accadeva. Nell'insieme il lavoro costituisce una ricerca sul campo di livello universitario, ma agile da leggere anche da chi volesse capire meglio, non solo la storia dell'Albania, ma questa stessa come archetipo per capire la storia dell'oppressione femminile nelle società patriarcali. A me personalmente non meraviglia affatto che questo libro sia stato scritto da una militante di sinistra, anzi trovo che sia doveroso far luce su anni in cui , accecati dall'ideologia, si prendevano lucciole per lanterne e si ascoltava Radio Tirana come fosse il verbo del comunismo internazionale. E' la migliore risposta all'abbaglio collettivo di quegli anni e la miglior proposta per una sinistra futura, più libertaria, più democratica e soprattutto aperta finalmente alle donne, ma non nominalmente, in concreto, abbracciando finalmente il loro punto di vista, nella politica e soprattutto, nella società. Concludo dicendo che sono meravigliato e dispiaciuto del fatto che questo testo non sia stato presentato all'interno di importanti rassegne letterarie, come ad esempio, in “Un'emozione chiamata libro....”




















sabato 23 settembre 2023

Lidl

 


Lidl

Dunque per anni sono andato a fare la spesa al Lidl. Ho una Coop vicino casa ma è molto piccola e inoltre la capo cassiera una volta mi disse, come mai non ha la tessera? Perchè qui ci vengo ogni tanto siete cari, risposi. Lei senza scomporsi minimamente dietro i suoi occhiali manageriali di manager immaginaria disse, dovrebbe comunque fare la tessera anche per piccoli acquisti, perchè dietro la Coop c'è un consiglio di amministrazione con presidente e consiglieri e non mi sembra giusto ignorarli. Ma questi presidenti e consiglieri si sono accorti dei vostri prezzi? Replicai.
Ed eccomi al Lidl di Buccinasco. E' un vasto falansterio di vetrocristallo e appena entrati c'è uno scaffale per celiaci. Poi la zona panetteria e di fronte scaffali con frutta e verdura. Il Lidl fino a pochi anni fa era fornitore ufficiale di frutta e verdura della nazionale italiana di calcio. Fino alla vittoria agli europei. Dopo la mancata qualificazione ai mondiali la frutta e la verdura la nazionale italiana la deve andare a comprare al mercato. Ci mandava Mancini fra uno spot pubblicitario per le Poste Italiane e Aziende immobiliari varie. Forse avrebbero fatto meglio a farla fare a Immobile, la pubbklicità alle agenzie immobiliari, vista la sua attuale aerobica in campo simile ad un palazzo antisismico che non si muove nemmeno col terremoto. E quando segna questo! Ma tornando al Lidl , dicevo, ci sono varie altre corsie e ci trovi anche gli introvabili Boeri che mangiavo da bambino da Vitantonio ad Ostuni, 40 anni fa circa. Prima che i Boeri fossero soppiantati da Ferrero Rocher e Ambrogio si riducesse una larva per procurare le famigerate cioccolate alla Signora di cui era autista tutte le volte che le scappava un desiderio irrefrenabile. Ma dico io, ad Ambrogio, non gli è venuto in mente che di fronte ad un desiderio irrefrenabile poteva immolarsi in altri e più piacevoli modi?
Passando fra le corsie del Lidl di Buccinasco, dove sono solito andare, mi sovviene di tutte le volte che litigo con quelli che fuori nel parcheggio mettono le loro auto nei posti per disabili. Ma tutte le volte che gli importuni mi rispondono di farmi i cazzi miei mi viene in mente che forse hanno davvero parcheggiato nel posto giusto!
Continuando fra gli scaffali noto un'ottima selezione di salumi e latticini , fino a giungere ad uno scaffale con prodotti etnici provenienti da tutti il mondo: vini cileni, birre artigianali, tacos, jalapenhos e altri prodotti di solito introvabili in supermercati tradizionali. Poi passiamo all'acqua. La Levissima da due litri costa la metà che alla Coop o anche altrove. Il meccanismo commerciale per cui avviene ciò mi sfugge a tutt'oggi ma mi incoraggia a pensare che qualcuno fa il furbo. Poi la zona Beauty: il Lidl ha dei rasoi trilama eccezionali che non ho mai trovato da nessuna parte, persino le Gillette propagandate da Bobo Vieri, non sono competitive con i rasoi trilama del Lidl. E ovviamente costano meno dei rasoi di Bobo Vieri. Forse la Gillette paga troppo Bobo Vieri e poi deve vendere le lamette a prezzi esorbitanti. Quando ho comprato più o meno ciò di cui ho bisogno per un paio di settimane, con il carrello che ho preso poco fuori, all'ingresso, mi dirigo alle casse. C'è sempre una fila incredibile alle casse perchè le cassiere fanno tutto, quando c'è poco gente caricano gli scaffali di merce e quando c'è molta gente stanno ancora caricando gli scaffali di merce. Ed è questo il motivo per cui ci sono le code in cassa. E questo è anche uno dei motivi per cui in coda in cassa al Lidl fai conoscenza. Non stento a credere che ci sia gente che si è fidanzata e poi si è lasciata una volta superate le casse, dopo un'ora in coda. Se stiamo all'attuale tempistica della durata delle relazioni sentimentali. Altri approfittano per chattare, alcuni altri fanno videochiamate. Le videochiamate com'è noto sono udibili da tutti per cui puoi apprendere un mucchio di notizie mentre sei in coda in cassa al Lidl. Per esempio una volta, durante il Covid, ho appreso che la madre di una ragazza al telefono aveva fatto le condoglianze ad un suo parente perchè non era potuta andare al funerale per le note disposizioni anticovid. La figlia le aveva ribadito che doveva restare a casa...più o meno come avrebbe fatto se non ci fosse stato il Covid. Accampando qualche altra scusa, Testuale.
Quando arriva il mio turno in cassa, la cassiera ha una cuffia auricolare e non perchè sta vendendo la merce in audioconferenza, ma per scambiarsi informazioni lavorative con i colleghi che sono rimasti in corsia a caricare gli scaffali. Che uno si aspetta che comunichi che serve aprire più casse, con quelle code disumane. “No, perchè Giorgio non lo sa, ma sua moglie esce con Luca. L'ho vista io”, sta sbraitando nella cuffia la cassiera. Mentre passa la mia roba sullo scanner che ha davanti . Al termine , dopo aver fatto passare i miei prodotti e averli io rimessi nel carrello, prima di pagare le dico:” scusi, ma per caso, ha visto la moglie di Giorgio che aveva la lingua nella bocca di Luca?”Sono 110 euro, fa lei, senza scomporsi.

mercoledì 20 settembre 2023

La mosca




 Stavo azionando le mie ali mesotoraciche e ad un tratto entrai nel pronto soccorso di un ospedale , in una città che gli umani chiamano Milano. Mi posai su un banco della reception, come veniva chiamato dagli umani. Dietro al banco c'era una ragazza umana , giovane. Riceveva le prenotazioni di certi esami che vengono chiamati Risonanze Magnetiche. C'erano delle persone umane che dovevano fare questo tipo di esami per capire se erano malate o meno. Io strofinavo le zampine, ferma sul banco della reception, indisturbata. Mi stavo rilassando. Fuori stava arrivando l'autunno e iniziava a fare freschetto, lì dentro in quell'antro due piani sotto terra dove gli umani facevano le Risonanze Magnetiche, si stava bene. Una umana un pò anziana, curva, grigia di capelli, occhiali da vista, non sembrava sentire bene, stava parlando con la ragazza dietro il banco della reception. La ragazza urlava e ripeteva cose ma la signora anziana non sentiva. La ragazza sbuffava e commentava con la collega , un'altra ragazza umana seduta al suo fianco, che pizza, sti anziani, non capiscono niente. Ma la signora capiva tutto, solo che non sentiva bene. La ragazza ripetè che doveva togliere tutte le cose di metallo e le monete dalle tasche dei pantaloni e mettere tutto via. La signora aveva la gonna e disse non ho niente nella gonna. La ragazza ripeteva quelle cose 200 volte al giorno. Non vedeva l'ora di finire il turno e andarsene a casa. Sarebbe diventata vecchia e sarebbe stata trattata a quel modo, come una disabile, a sua volta . Che strano, questi umani, chiamano umane le loro reazioni, umani i loro sentimenti e dicono di noi mosche che facciamo schifo perchè ci posiamo sugli escrementi. Ma noi siamo pulite. Io per esempio ho raccolto un pò di gel caduto sul bancone della reception e mi sto strofinando le zampe. Gli umani stringono mani non lavate di uomini umani che hanno orinato se non peggio senza disinfettarsi le mani e si sentono puliti! Stringono le mani ad assassini, ladri, truffatori, che si sono disinfettati bene le mani e si sentono più puliti di noi mosche che voliamo su milioni di cadaveri prodotti da quegli stessi esseri umani che hanno, per inciso, cessato di essere umani. Si avvicinò alla reception un umano di pelle nera. Non parlava bene la lingua della ragazza umana dietro la reception. La ragazza umana disse all'umano nero di compilare bene un questionario e gli passò una cartella col questionario a cui rispondere, con una penna blu. L'umano nero compilò come potè il questionario di cui non capiva alcune cose e si avvicinò alla ragazza umana dietro la reception per farsi aiutare. Vi abbiamo aiutato già abbastanza a tenervi qui con noi, disse la ragazza umana dietro alla reception. Interessante, pensai, gli umani non si considerano uguali, ma tendono a distinguersi per colore. Noi mosche non abbiamo questo problema, perchè siamo tutte nere ed è questo forse il motivo per cui quando si vede una mosca bianca ci si meraviglia. Ma non per questo cessa di essere mosca. Noi quando vediamo una mosca bianca ne esaltiamo le sue virtù. Tra gli umani non sembra essere così, quando vedono umani di altri colori ne esaltano i difetti. Che strani che sono gli umani. Si credono i padroni del mondo, credono di poter comandare su tutti gli esseri viventi, ma davanti ad esseri minuscoli come virus e batteri sono impotenti. Finii di riposarmi e volai via dalla reception, per i corridoi, libera e felice, nessun geco o lucertola in giro, nessun mio nemico naturale, tutti debellati dagli uomini per i quali noi mosche non contavamo niente e potevamo essere schiacciate come mosche in qualsiasi momento. Gli umani ci hanno sempre odiato. Perchè ce ne siamo sempre state lì a guardare come gli umani avessero cessato di essere umani. In fin dei conti i bradipi erano più interessanti degli umani. Se ne stavano su un albero a mangiare foglie e scendevano dall'albero una volta alla settimana per fare i loro bisogni. Non avevano molto da dire quando ci avvicinavamo, se ne stavano perciò zitti. Per cui la scena era zitti e mosca. L'uomo era solo capace di farsi venire una mosca al naso e in alcune zone del pianeta negli anni '70, gli umani non facevano nemmeno sapere che temperature ci fossero. A Mosca, ad esempio . Inoltre da bambini ci imitavano quando stavano in gruppo e bendavano qualcuno giocando a mosca cieca. Sono ridicoli, questi umani, ogni tanto qualcuno di loro si illude di fare la mosca cocchiera, ma dimentica che non si può avere il miele senza le mosche. Dio ha creato milioni di esseri viventi ciascuno con uno scopo, una funzione. Di noi mosche gli umani dicono che portiamo malattie. Ma non è vero. Noi siamo solo dei segnalatori, indichiamo dove ci sono malattie, non le portiamo noi. Noi potiamo ronzii, l'uomo porta urla, epidemie e bombe atomiche. Poi ad un tratta un uccello in volo mi ingoiò. Ora sono rinato umano. Sono in coda alla reception di un ospedale milanese, e devo fare una risonanza magnetica. Sul banco della reception c'è una mosca che si è appena posata. Avverto qualcosa di familiare. Poi qualcuno mi chiamò: "Siddharta Gautama?". Sono io dissi. Ha compilato il questionario? Chiese la ragazza dietro la reception. Non ancora, vorrei farmi aiutare, dissi. Vi abbiamo già aiutati sin troppo, disse la ragazza. Guardai la mosca. Avevo sempre pensato che la loro presenza indicasse epidemie. Fui contento di non essermi sbagliato.

giovedì 13 luglio 2023

Dolce & Gabbana


Dolce & Gabbana


Ad Ostuni, di recente, c'è stato un evento mondano di cui si parlerà per anni: la sfilata di moda maschile di Dolce & Gabbana! Ora, essendo io uno scrittore locale molto famoso, va da sé che già da tempo avessi ricevuto l'invito a partecipare all'evento insieme ad altri 500 invitati vips selezionatissimi. L'evento si è tenuto in piazza della Libertà, di sera. Ero ivi convenuto insieme agli altri 500 vips selezionatissimi, davanti ad un'enorme passerella dove di lì a poco avrebbero sfilato i modelli di Dolce & Gabbana. Ero posizionato più o meno fra un calciatore del Mancheser City, tale Haaland, un famoso orafo locale che aveva collaborato prima della sfilata con i due stilisti e a fianco alla signora Cenzina, nota ricamatrice locale famosa per i suoi centrotavola all'uncinetto, che, per l'occasione, sarebbero serviti ad altro, sempre nell'ambito di una collaborazione con gli stilisti. Dalla parte opposta alla nostra tribuna vips, c'erano, uno accanto all'altro, alcuni cavalli bardati, con in groppa i loro temibili cavalieri, bardati anch'essi, che partecipano annualmente alla famosa cavalcata di Sant'Oronzo. C'era tensione , ma dopo un po' di minuti di attesa, durante i quali ho familiarizzato con i miei vicini in tribunetta, la sfilata ha avuto inizio. Sullo sfondo della passerella si vedevano i due straordinari stilisti di cui parla tutto il mondo, di recente al centro di un equivoco, Dolce & Gabbana. E l'equivoco si era verificato in mattinata in un lido marittimo, dove i due erano andati a fare il bagno per rilassarsi dalle fatiche della preparazione della sfilata. Hanno visto un logo su una porticina, vicino alle docce, D&G e hanno chiesto al proprietario dello stabilimento balneare come si fosse permesso di usare il loro logo per il suo stabilimento. Poi è venuto fuori che D&G era solo una sigla scritta simpaticamente che indicava il posizionamento delle docce e dei gabinetti. I due stilisti che sono dei noti burloni, hanno approfittato dell'occasione per scherzare su se stessi. “G” di Gabbana, sta per “gabinetti”, ha detto Dolce a Gabbana, vuol dire che sei un cesso. Gabbana ha replicato, “D” di Dolce, sta per “docce”, un chiaro suggerimento a migliorare l'igiene personale, che con l'età, si sa, peggiora. Ma ecco che partono in sfilata i modelli, osservati con una certa apprensione dai due stilisti, in fondo alla passerella. Una sfilza di modelli vestiti con le gonne fatte all'uncinetto hanno cominciato a volteggiare sul legno della passerella. Donna Cenzina si è messa le mani nei capelli, che fine avevano fatto i suoi centrotavola? Uno sembrava addirittura coprire le parti intime di un giovane virgulto di modello che passava in quel momento. Meno male che ho lasciato un buco stretto, al centro del centrotavola, ha dichiarato a quel punto. I modelli sfilavano fra gli applausi convinti dei selezionatissimi vips. L'orafo che era nei mie pressi ad un certo punto ha urlato, ma dove sono i piccioni, io pensavo di dover fare i gioielli per i piccioni! I piccioni sul cornicione di Palazzo San Francesco, sede del comune stagliata sullo sfondo della passerella, hanno detto, siamo qui, non ci vedi? Lui stava per replicare che si riferiva all'appellativo usato localmente per definire gli organi femminili e, per sineddoche, le affascinanti portatrici sane dei detti organi, ma alla fine si è trattenuto. Non voleva sembrare politically uncorrect, dopotutto faceva pur parte della selezionatissima tribuna vips, e non voleva apparire omofobico. Non ce l'ho con quelli lì, ha detto rivolto a me quasi per giustificarsi.Quello che non ha detto ma ha pensato è: finchè pagano bene. Poi hanno cominciato ad uscrie modelli con indosso vestiti di ceramica ( si era parlato di una collaborazione con i ceramisti di Grottaglie), degli abiti davvero originali, unici, la cui esibizione sicuramente avrebbe creato un ritorno d'immagine sul territorio. Come pure i centrini di Donna Cenzina, ci mancherebbe. Chi sa quanta gente sarebbe tornata per farsi fare delle mutandine all'uncinetto...proprio all'ultimo grido, quello quando mentre te le cuciono addosso ti pizzicano proprio lì. A quel punto Haaland, che indossava un bel paio di occhiali da sole, da bravo scandinavo, mi ha detto qualcosa in inglese. Io per quel poco d'inglese che ricordo dalle scuole medie credo di aver capito che ultimamente era stato lasciato fuori rosa, nella sua squadra. Perchè avendo indossato un paio di mutandine in ceramica di Grottaglie, era troppo pesante e in allenamento non rendeva. Ed è in quel momento che è accaduto qualcosa di disdicevole. I cavalli che erano fermi immobili, lungo la passerella, o meglio, alcuni di loro, hanno avuto lo stimolo di un bisogno corporale. Un bisogno corporale di quelli solidi, per intenderci, non vorrei sembrare non abbastanza vip e non abbastanza selezionatissimo. La serata stava per volgere al dramma. Gabbana in preda ad un attacco isterico ha detto a Dolce, ecco vedi, lo sapevo che sarebbe stata una serata di merda, avevo detto che non li volevo i Cavalli, che fanno rima con quell'altro concorrente, portano sfiga. Dolce lo ha guardato con uno sguardo rassicurante e ha detto, rilassati, tutti cacano, anche i cavalli... e anche noi che siamo Dolce & Gabbana...e fidati, anche questo avrà una ricaduta d'immagine sul territorio, aggiunse. Cioè? Ah, ho capito, i cavalli concimano, ha detto Gabbana. Dolce non ha detto niente. Aveva la faccia di uno che pensava che il socio non avrebbe potuto sedersi nella tribuna dei selezionatissimi vips. La serata volgeva al termine, una bella serata, tutto sommato, che avrebbe avuto una buona ricaduta d'immagine sul territorio, non fosse stato per la statua di Sant'Oronzo, che ad un certo punto, forse stanca di tutto quel trambusto, si è staccata dalla colonna ed è caduta per terra. Siamo rimasti tutti male. Dolce & Gabbana sono passati nei mie pressi e mi hanno chiesto, cosa è successo? Niente, ho risposto, c'è stata una ricaduta d'immagine sul territorio, ho detto. Uhm, ha detto Dolce. Uhm, ha detto Gabbana. Poi Stefano Gabbana mi ha guardato meglio e ha detto, lei è? Danilo Coppola, ho detto io. Ma non eri agli arresti domiciliari? Ha detto Dolce. Sono Danilo Coppola lo scrittore, non l'immobiliarista, ho precisato. Ah, allora, hanno detto entrambi facendo un gesto di sussiego con la mano. Come per dire, non c'è più religione, adesso nelle selezionatissime tribune vips invitano anche gli scrittori. Non c'erano piccioni, non c'erano piccioni, ha detto a quel punto l'orafo locale, che non ce la faceva più ed è sbottato. Vieni a Milano, ha detto Stefano Gabbana, sai quanti ce ne sono in piazza Duomo? L'orafo mi ha guardato e ha detto: “adesso ho capito perchè è caduto Sant'Oronzo. Non c'è più religione." Haaland si stava sfilando le mutande di ceramica e le stava nascondendo sotto la seggiola. Voleva tornare in prima squadra. Donna Cenzina stava guardando un modello vestito dei suoi centrotavola. Però, ha detto, forse ne brevetto uno per vestire la statua di Sant'Oronzo, che d'inverno fa freddo. Così almeno faremo pace. Con la religione. 



 

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