Maxiconfezione di carta igienica.
Ci sono delle emergenze, nella vita, certo ognuno ha le sue. A me è successo di rendermi conto che oggi, primo novembre, sono rimasto senza carta igienica. Non avrei mai voluto uscire per andare a comprare la carta igienica proprio oggi, per non dare fastidio ai lavoratori dei supermercati che oggi sono costretti a lavorare e a vendere la carta igienica persino a me. Avvalorando la loro impressione che stiano passato una giornata di merda. Ma le emergenze sono emergenze. La Coop dietro casa è chiusa per cui non mi resta che andare al Lidl. Parcheggio pieno. Metto la macchina in un buco e non prendo il carrello. Fuori due chiedono l'elemosina, una coppia, seduti, faccia rivolta al suolo. Io non ho mai spiccioli, poi per il carrello, quando lo prendo , uso il gettone delle macchine da scontro delle giostre. Sono sempre in difficoltà, in queste occasioni. Una volta dentro prendo lo zenzero, le cioccolate da regalare domani ai miei colleghi dell'Ikea e mi dirigo nella corsia della carta igienica. Sotto il cartellino “spesa antinflazione” ci sono delle maxi confezioni di 30 rotoli di carta igienica. Questa mi dura fino a Natale, così non rompo le scatole per altre emergenze festive, penso. La fila è enorme. Due casse aperte e alla cassa due ragazze giovanissime, due poverine sfortunate che non possono scegliere di starsene a casa e devono lavorare , se vogliono. Queste cose mi fanno stare male, le differenze di trattamento fra lavoratori. Ma non lo dite alla Cgil, potrebbe proporre l'obbligo di lavorare per tutti, anche per chi lavora da trent'anni, per par condicio. E questo è uno dei motivi per cui ho la tessera dei Cobas. Mentre sono in fila, con la confezione maxi rotoli da trenta e il braccio mi si sta anchilosando, due uomini davanti a me cominciano a litigare per la fila. Perchè ci sono inserimenti dalle fasce. Mancini applicato alle code del supermercato! I due cominciano a litigare. Cominciano in italiano e proseguono in calabrese. Arrivano alle minacce. Quello più infervorato, che è davanti a me, cinquant'anni, 1,75, brizzolato, sacchetto arcobaleno lgbt ( ve lo giuro) minaccia l'altro, un altro uomo di mezz'età, olivastro, capelli però ancora tutti neri, la moglie al seguito e conclude le sue minacce con un , te lo dico alla cosentina. Trent'anni a Milano e dice ancora cose alla cosentina. Spero che gli gnocchi riesca a farli alla sorrentina. Dietro all'uomo minacciato, ci sono delle donne arabe, alcune delle quali, le ho riconosciute, lavorano all'Ikea, nell'impresa di pulizie. Io sono l'unico che indossa la mascherina fpp2 anticovid. L'ho indossata appena entrato nel negozio. “ADESSO BASTA, FINITELA!”. Si sente in tutto il supermercato e ha attraversato la mascherina.”CON QUELLO CHE STA ACCADENDO NEL MONDO LITIGATE PER UNA FILA AL SUPERMERCATO! MA NON VI VERGOGNATE?”. Sì, sono proprio io. E' la mia voce. Un moto spontaneo, non credo alle mie orecchie, perchè io queste cose non le faccio. Non così, comunque. Nel supermercato e sulle due file sfilacciate dietro le casse piomba un silenzio tombale. Il cosentino con la borsa arcolabaleno ha appena minacciato l'altro, che non ho capito da che parte della Calabria venisse, combinando di vedersi all'uscita. La moglie del minacciato esce dalle retrovie e minaccia di prenderlo a borsettate con una borsa di pelle a borchie antilgbt. La blocco con la mano che non regge la carta igienica. “Facciamo così, dico, passiamo uno alla volta, un po' dalla fila centrale e un po' da quella laterale. Mi guardano. Si guardano. Bofonchiano qualcosa, ma sembra che la proposta possa funzionare. Se non altro stempera il momento Ok Corral. E così facciamo. Le arabe vogliono tornare indietro e mettersi in coda nella fila centrale. Non occorre dico, eravate comunque prima di me e quindi passate prima di me. Mi tolgo per un momento la mascherina e mi riconoscono. Scoppiano a ridere. Sei dell'Ikea, dice la capo drappello di tre donne e due bambini con passeggino. “Alamdulillah”, dico. Loro si aprono in un sorriso rinfrancante.Ci sono due donne che mi fanno cenni d'intesa col capo, della fila accanto, delle quali, una con un bambino che mi ha guardato tutto il tempo, dice, meno male che c'era lei, sennò questi si picchiavano. Il bambino in braccio a lei non la smette di guardarmi. La madre mi fa, perdonalo, è nato dopo il Covid, non ci è abituato. Mi tolgo la mascherina e gli sorrido. Lui si volta dall'altra parte. Mi preferiva con la mascherina! Alla cassa la cassiera, giovanissima, si sporge a guardare la fila. Tranquilla, arriverà la fine della giornata anche per te. Lavoro all'Ikea. Lei scoppia a ridere, allora lo sa che significa. Lo so, lo so, non lo sapessi, diceva Cipollino.Ma lo so, fa lei, completando la frase,Massimo Boldi. Bingo, faccio. Che fa ci gioca? Fa lei. No. Lo dicono sempre nei film gialli americani, dico io.Dopo che siamo passati dalla cassa uno alla volta, saluto donne e ragazze e bambini arabi e mi dirigo all'uscita. Fuori, vicino a due macchine, l'una affianco all'altra, i due calabresi contendenti stanno caricando la spesa. Non si degnano di uno sguardo. Mi avvicino. “Stringetevi la mano”, dico. Mi osservano per un lungo eterno minuto. Questi mi ammazzano, adesso, tirano fuori il coltello e mi sventrano. Il moro olivastro sorride,” ma sì, va , non è successo niente”, dice. Mi allontano mentre si stanno chiarendo in calabrese stretto. La moglie dell'olivastro moro sta mettendo la spesa nel portabagagli. Ha l'aria serena di fine serata. A casa la pizza è già nel forno. Ci metto la 'nduja, starà pensando.
